giovedì 22 maggio 2014

Una torta... un destino...

Cake International London Excel
10-11-12 Aprile 2014

Gold Medal and Frist Prize - Class C Celebration Cake

Per te, papà...


Come cominciare a descrivere quanto ho vissuto in questi ultimi giorni?
Come provare a rendere solo a parole una delle più incredibili esperienze mai vissute nella mia vita?
Non lo so... ma voglio provarci... DEVO provarci perché, forse, solo così riuscirò anche a credere di averla davvero vissuta.
Ma andiamo con ordine e facciamo un passo indietro nel tempo....
La storia di questa esperienza comincia qualche mese fa, quando in previsione del NEC a Birmingham cominciai a pensare a cosa proporre.
Mi ero iscritta alla competizione... e avevo già disegnato tutto il progetto.
La torta doveva essere una torta per l'Anniversario Rubino: i 40 anni di matrimonio. Avevo scelto questo tema perché la categoria in cui avrei partecipato era la Celebration Cake e volevo usare questo colore.
Il rubino  da un po' di tempo mi contraddistingue: fin da quando realizzai la prima torta tutta rossa, ormai un paio di anni fa, e che ho continuato ad usare fino ad ora...
In un primo tempo avevo pensato di farla ancora color rubino ma poi, nel corso del tempo, ho cambiato idea...
Questo colore per me rappresenta la passione, l'amore... un'emozione fortissima che ti colpisce al cuore... non è rosso... non è "solo" rosso... è di più...
Ma rappresenta anche il sangue, la sofferenza, il dolore... quel dolore sordo, devastante che senti nel petto... un dolore che subisci... che attraversi e che ti attraversa come una lama... senza farti respirare.
Ecco... io stavo vivendo tutto questo... contemporaneamente.
Sono stati anni difficili... ma questo ultimo... ancora di più.
Più si avvicinava la data della competizione più mi sentivo "male". Dovevo cominciare a lavorare sulla torta e non mi sentivo... non ce la facevo...  sentivo che  per tanti, troppi motivi non era il "mio tempo".
Decisi quindi che non avrei partecipato alla competizione ma sarei andata lo stesso come visitatrice/accompagnatrice insieme a Catia... ed è stata la scelta migliore che potessi fare.
Ho parlato di Catia e di quella esperienza in questo post.
Proprio appena prima di partire per Birmingham avevo deciso che, invece, avrei partecipato alla competizione di Aprile a Londra.
I mesi sono trascorsi veloci... nel frattempo avevo deciso di partecipare anche alla competizione di Squires Kitchen perché il tema proposto mi ispirava tantissimo, sebbene i tempi tra i due eventi fossero ristretti.
Mi hanno domandato, e mi sono domandata io stessa, se fosse giusto presentare a Londra un progetto studiato e pensato per un'altra occasione. Subito dal cuore mi è esploso un SI'. Perché questa torta era stata pensata in un momento terribile, perché è stato difficile progettarla, ed era giusto, invece, che potessi dare un "senso" a tutto quel  vissuto... Volevo che questo progetto fosse "investito" di qualcosa di bello così che io potessi chiudere alle mie spalle un periodo della mia vita. Chiudere quella porta e pensare a vivere  - o a conviverci - senza versare troppe lacrime...
Così, quando fu il momento di cominciare a lavorare ho preso i disegni già pronti e ho pensato che questa torta non poteva essere tutta color rubino. Doveva essere a base bianca.
Bianco è anche il colore del lutto. Bianca è la mia voglia di leggerezza.
Ho mantenuto il color rubino per il cammeo centrale, le roselline e la placchetta a forma di cuore dove avrei scritto "Happy Ruby Anniversary" - non mi piace scrivere sulle torte ma l'inscription di almeno 12 lettere era un obbligo per la categoria, pena la squalifica -.
E' stata una torta difficilissima... anche, ma non soltanto, per le tecniche che volevo utilizzare ma soprattutto per tutti i problemi incontrati in corso di lavorazione.
Non so quante volte ho rifatto le placche centrali... non ne volevano sapere di venire bene... e io continuavo a rifarle.
Per non parlare di quando ho cominciato il primo giro di extension work il filo di ghiaccia che avevo tirato tra uno spillo e l'altro continuava a spezzarsi... e io a rifare.
Avevo quasi terminato la torta quando... un movimento veloce e incauto del pennello mi ha fatto distruggere un terzo dei due giri di extension sospesi già fatti sulla torta.
In quel momento ho capito che, in qualche modo questo lavoro racchiudeva dentro di sé tutte le difficoltà patite durante quest'ultimo anno.
Ho lanciato un urlo quando ho visto il disastro... ma neppure per un attimo ho pensato di rinunciare.
Tra le altre cose anche le due placche del top non erano venute precise quindi ho guardato la torta e ho pensato a quello che un tempo mi disse Maureen, la mia Maureen, proprio quando stavo realizzando la torta tutta rubino : "BE BRAVE" che significa "sii coraggiosa". E pensando a lei ho voluto essere davvero coraggiosa: con un attrezzino ho staccato la placca sospesa del top, col rischio di rovinare tutta la torta, e mi sono costretta a studiarmi un modo per rendere il lavoro il più preciso possibile.

Ho risolto tutti i problemi che mi si sono presentati e quando l'ho terminata  ho capito che se voglio davvero una cosa riesco davvero ad ottenerla.

Nel frattempo avevo prenotato il viaggio e l'aereo.

Ma quando deve compiersi il destino ecco che tutti gli ingranaggi cominciano a muoversi... e nulla può la nostra volontà. E il destino aveva la sua strada da percorrere.

Arrivate in aereo abbiamo preso un taxi che ci ha portate in una zona di Londra che non conoscevo: il quartiere delle Docklands.

Scese dal taxi abbiamo suonato ad una porta di legno in una casa tutta di mattoni.

Ed ecco venirci incontro Rae.
E Rae ci apre la porta del suo appartamento.
Ecco.
Improvvisamente ci troviamo sospese tra terra e cielo...  L'acqua del Tamigi scorre davanti e sotto di noi e siamo in questo luogo che porta con sé ricordi di una vita passata, con i libri sulle pareti di mattoni, i suoi tappeti,  le piante, le sedie, le poltrone, gli specchi.
Siamo sul fiume, il Tamigi. La casa ha le sue fondamenta proprio sulle sue sponde... davanti a noi scorrono le barche che ancora trasportano merci perché questo  è un fiume che vive ancora.
In questa primavera, Londra ci si presenta in una veste dorata. Il balcone di Rae è tutto fiorito e il panorama è da mozzare il fiato.




Sia noi che Rae non riusciamo a capire come sia stato possibile finire qui... e alla fine comprendiamo che c'è solo una spiegazione: destino. It's destiny... tante volte Rae lo ha ripetuto e ce lo siamo ripetuto.
Subito aver scattato qualche foto alla casa decidiamo di andare a fare un giro e camminiamo lungo il fiume... I nostri occhi increduli di fronte a una Londra che ci si presenta dalle sponde del fiume: sulla sinistra i grattacieli di Canary Wharf risplendono d'oro al tramonto su un cielo grigio scuro. Dall'altro lato il sole ormai quasi nascosto sotto l'orizzonte su quella parte di Londra che conosco meglio ma di cui scorgo solo il profilo in lontananza. Camminiamo pensando a quanto incredibile sia questo posto... a quanto siamo fortunate...



Terminiamo la giornata in un pub a mangiare fish and chips.

Il giorno successivo devo portare la torta in fiera. Ci alziamo presto e Rae ci prepara la colazione nel tavolo di fronte a una delle grandi finestre sul Tamigi.
Nel frattempo ci guarda e comincia a elargire consigli su come massaggiare il viso per evitarci le rughe spalmandoci un olio che lei usa regolarmente. Lei ha una pelle fantastica.
Ci ripromettiamo di acquistarlo anche noi.


Finalmente il taxi ci porta davanti all'entrata dove sbrigo le pratiche di registrazione e, finalmente, poso la torta nel posto che mi è stato assegnato.

La giornata scorre tra i vari stand, uno sguardo ai giudici che stanno facendo il loro lavoro.
Incontriamo Eddie e Tracy: uno dei momenti più toccanti  è stato vedere lo sguardo di Tracy posarsi su di me e poi spostarsi su Gabriella. Perché sì... con me c'era proprio lei questa volta. Ad accompagnarmi, sopportarmi e supportarmi... Ma fino all'ultimo non sapeva se sarebbe venuta.
Destino.
Tracy l'abbraccia e la bacia e con lei Eddie. Tracy le dice che per lei è un grande piacere poterla rivedere, che non sapeva sarebbe venuta e le dice più volte "You made may day" che significa "Hai reso luminosa la mia giornata/Mi hai resa felice".
Io le guardo un po' in disparte. Sono così felice che possano essersi incontrate di nuovo. E so anche che tra loro esiste un legame speciale... un legame che viene dal cuore.

Lasciamo che Eddie e Tracy continuino il loro lavoro; Eddie deve giudicare le torte.

A fine giornata i giudici tolgono i nastri di protezione nell'area delle competizioni e le torte vengono esposte al pubblico.
Eddie in qualche modo tenta di proteggere la mia che è posizionata troppo vicina al bordo, spostandola verso l'interno del tavolo, consapevole che la decorazione a bridgeless extension work è delicatissima... ma purtroppo già a fine giornata alcuni fili sono spezzati.

Il giorno successivo decidiamo di andare a fare un giro per Londra. Al mattino, subito dopo la colazione Rae ci intrattiene ancora, ci consiglia quali parti della città visitare, ma lei, la Signora delle Docklands ha un debole speciale per la parte della città in cui vive e che ha cominciato a ricostruire per prima.
Perché Rae è Rae Hoffenberg. Una minuta signora di 86 anni ma con un'energia e una vitalità da far invidia a una trentenne.
Lo si percepisce incontrandola che è speciale.
Lei, proveniente dal Sudafrica si è spostata a Londra perché suo marito era malato. Arrivata nella capitale si è battuta per trasformare la zona delle Docklands, fino a qualche decennio fa una delle aree più povere della città, in una zona residenziale. E' stata una dei pionieri della trasformazione di quest'area.
Subito dopo di lei, compresa la potenzialità, numerosi si sono buttati in quest'impresa e ora questo quartiere è un luogo ancora sospeso tra passato e futuro che offre scorci panoramici inaspettati.

Rae è stata un'attrice e ora, sta scrivendo la sceneggiatura di un film.
Comincia a parlarci della sua filosofia di vita, dicendoci che nella sua vita ha capito che tutto è predeterminato. Che esiste un destino. Che noi siamo esseri unici, che non siamo noi a scegliere in quale famiglia nascere ma abbiamo dentro di noi una storia familiare che determina anche il nostro percorso di vita.
Mantre parla, io traduco e piano piano sentiamo come delle ondate calde che ci travolgono. Le parole di Rae toccano le corde più profonde dell'anima. E proprio come uno strumento queste corde suonano una melodia che l'accarezza, che lenisce le ferite e allo stesso tempo spalanca una finestra su un cielo finalmente azzurro.

Perché tutto è destino.



Questa seconda giornata ci porta a fare un giro a Londra, ma non facciamo a tempo ad arrivare davanti al Big Ben quando, proprio mentre stiamo per incamminarci per Buckingham Palace, arriva sul mio cellulare un messaggio di un'amica che anche lei partecipa alla competizione.
Mi scrive che i risultati sono già usciti e mi prega di andare a guardare anche per lei.

Subito decidiamo di tornare. Sento un brivido e un buco nello stomaco. La tensione e la paura salgono.
Tormento Gabriella per tutto il viaggio dicendole che ho paura. Lei mi guarda e mi compatisce perché lei, che sa sempre tutto :) , dice che non devo preoccuparmi.

Arrivo davanti al tavolo ma Gabriella mi precede. E proprio davanti alla mia torta c'è il cartellino con il mio nome (il mio cognome vero)... e la scritta "GOLD"...!!!
Mi allontano un attimo perché mi sembra che tutto cominci ad avere una dimensione surreale.
Mi siedo e qualche lacrima mi scorre sul viso.

Felice del risultato girovaghiamo per i tavoli per vedere le medaglie vinte nelle varie categorie.

Non aspettiamo la chiusura della manifestazione per andarcene. Andiamo via un po' prima. Dopo cena, mentre sfoglio le notizie di facebook mi appare una foto commentata proprio da Catia...

E un attimo vedere la mia torta, tutta rotta ormai,  fotografata con a fianco il cartellino con il premio e la coccarda blu a segnalare che ho vinto il primo premio di categoria!!!

Gabriella mi vede reagire... si spaventa e non capisce. Io le dico ripetutamente di guardare il mio cellulare. Dopo poco vede la foto e comincia a esultare...



Ancora non mi sembra vero...

Il mattino successivo Rae ci prepara ancora la colazione. Ci intrattiene ancora con le sue "pillole di saggezza" e noi, che vorremmo trascorrere un po'  più di tempo con lei, le chiediamo di venire a cena con noi la sera. Ci accordiamo che appena tornate dalla fiera usciremo insieme.

In fiera rincorro i giudici per avere da loro il feedback: sia i giudici che hanno giudicato il mio lavoro che i miei miti di sempre: Eddie Spence, il mio amatissimo Maestro  ma anche a Lesley Herbert, che ammiro moltissimo.










Ho vissuto un'altra forte emozione durante la premiazione quando ho sentito il mio nome e mi sono avvicinata per ritirare il premio e fare la foto...



Al termine della manifestazione rimetto la torta nella sua scatola. Mi volto verso la sala, ancora piena di stands... e saluto: non so se tornerò ancora... non sono tipo da competizioni io, le vivo con uno stress inaudito... Mai dire mai, certo... però per ora me ne starò tranquilla.
Ora so che mi approccio alle varie tecniche nel modo corretto. Ho capito anche che sono  proprio io  il "peggior giudice" di me stessa perché sebbene nessuno dei giudici veri mi abbia detto nulla sulle tecniche da me utilizzate io so bene, invece, dove devo ancora migliorare... :)

Arrivate a casa di Rae lei è già pronta.
Rae, tenendoci per mano, ci porta in un pub storico vecchio di 300 anni dove mangiamo un ottimo fish and chips.
Londra è ancora uno splendore al tramonto.

L'indomani mattina presto dobbiamo partire. Ci sarà una maratona quindi le strade verranno chiuse al traffico.

Il taxi ci aspetta in strada. Rae si è alzata presto per salutarci. Ci abbraccia e ci bacia.
Ci dice che siamo speciali. Ci accompagna in strada. Saliamo sul taxi e il guidatore è preoccupato perché teme che se dovessero chiudere le strade potremmo perdere l'aereo.
Ma io no... sono tranquilla. Il destino ci ha portate qui... in questo modo... Nulla potrebbe disturbare questa perfetta atmosfera.

Con la tristezza nel cuore corriamo nel cuore di Londra che, ancora addormentata, si rivela a noi.
Passiamo vicino al Tower Bridge e alla Tower of London.
L'ammiraglio Nelson ci guarda da lassù, quando attraversiamo Trafalgar Square.
Indico a Gabriella dove siamo... tutti i posti dove l'avrei portata se non fossimo dovute correre indietro a vedere i risultati della competizione due giorni prima...

Era destino che li vedesse...

In fiera ho conosciuto persone nuove: Louis NG un giovanissimo ragazzo che partecipava alla competizione con 4 torte, realizzate in pochi giorni e tutte e quattro sono state premiate addirittura con due medaglie d'oro. Katty... dolcissima... avrebbe dovuto partecipare al corso di Eddie l'anno scorso e per motivi vari non era potuta venire.
Abbiamo incontrato Sandy, la mia dolcissima Sandy...

Ho conosciuto Shaki: una persona bellissima che risplende come una gemma preziosa. E' stato un dono poterla incontrare di persona e parlarle. E ho capito che se pur questo mondo è davvero "brutto" ci sono persone, come Shaki, che vale la pena conoscere. Grazie Shaki <3 p="">
Shaki, che ha partecipato alla competizone con due diversi lavori nella sezione Floral Arrangement e Decorated Cookies vincendo due ori e il secondo posto in entrambe le categorie, doveva partecipare  anche nella classe Celebration Cakes. La sua torta purtroppo si è distrutta durante il viaggio. Shaki ci ha mostrato le foto... e sono certa che se lei avesse partecipato, le cose sarebbero andate diversamente per me...

Perché forse davvero esiste un destino.






















Una torta... un destino...



martedì 18 marzo 2014

Time flies away...

SQUIRES KITCHEN COMPETITION
14-15-16 MARZO - FARNHAM
GOLD and FIRST PRIZE

 

 
Tempo fa dicevo che c'è un tempo per ogni cosa...
 
Da moltissimo desideravo partecipare a una competizione. Beh... quel tempo è arrivato anche per me :)
 
Lasciate che vi prenda per mano e vi accompagni con me in questo viaggio che mi ha portato a Farnham, una cittadina non molto distante da Londra, sede di Squires Kitchen e dove si tiene annualmente la Squires Kitchen Exhibition.
 
Squires Kitchen, in qualche modo, rappresenta per me l'inizio di un percorso...
 
E' trascorso qualche anno ormai da quando cominciai ad interessarmi al mondo della sugarcraft e poi della ghiaccia reale.
 
Squires Kitchen è qualcosa a cui sono particolarmente legata: scrissi a loro per chiedere la traduzione del libro di Eddie e da lì partirono le traduzioni sul mio blog.
Successivamente andai alla manifestazione con Federica di Silovoglio...
 
Qualche mese fa ricevetti la rivista Cakes & Sugacraft dove si preannunciavano i temi delle competizioni per l'evento di quest'anno. Subito pensai che mi sarebbe tanto piaciuto partecipare  nella categoria delle torte di ghiaccia reale dove  l'ispirazione doveva essere: porcelain and ceramic designs.
Come non pensare ai servizi da tè inglesi?
Subito dopo però la mia mente si rivolse verso gli orologi...
Avevo fatto una torta orologio in precedenza e mi ero molto divertita nel realizzarla. E quindi... perché non pensare agli orologi di porcellana decorati?
 
Piano piano il progetto cominciava a formarsi. Cominciai a disegnare degli schizzi.
Volevo una torta esagonale a doppi pannelli...
Progettarne una che non fosse già stata pensata in precedenza non era facile. Soprattutto quando già Eddie Spence, il mio grande Maestro, ne aveva già realizzate alcune.
Ma non potevo presentarmi alla manifestazione e partecipare alla competizione con un design che richiamasse i suoi. La mia torta doveva essere UNICA.
 
Sono stata presa più volte dallo sconforto, ma piano piano il progetto andava avanti e, dopo averlo cambiato alcune volte, sono arrivata a quello definitivo.
 
I panelli con doppie filigrane: una in azzurro che volevo fosse leggera, distante dai pannelli a run out pieni che avevamo fatto l'estate scorsa al corso, e una filigrana bianca, floreale, senza punti di giuntura se non la cornice.
Così come il collar: tutto aperto, tenuto insieme solo dalla filigrana. Per sostenerlo meglio avrei utilizzato delle roselline in ghiaccia. La cornice esterna sarebbe stata decorata con la brush embroidery "in sospensione".
 
Tutto doveva essere molto leggero.
 
Nella mia mente c'era musica. Quindi l'idea di un orologio che ad ogni ora suonasse una melodia. I putti e gli angeli sia nelle aperture di tre degli ovali sui pannelli che sul quadrante dovevano suonare uno strumento. Nei rimanenti ovali avrei creato un decoro a brush embrodery che richiamasse i disegni delle porcellane.
Così come a brush embroidery dovevano essere i decori che contornavano la cornice del collar principale e  degli stessi ovali, a richiamare quella del contorno del collar e della base della torta.
 
Dopo aver disegnato tutto nel modo più preciso possibile, a due settimane dalla partenza, ho cominciato a lavorare.
 
Non so dire quanto tempo ho impiegato... so solo che è stato tanto tempo... tante ore al giorno.
Ho rifatto almeno tre volte il collar più grande e tanti pannelli in più...
 
Alla fine, quando ho montato la torta non mi sembrava vero di averla terminata. Dentro di me è stata una vittoria già quella: sapere di dover lavorare al meglio delle mie capacità in previsione della competizione è stata per me una vera sfida con me stessa.
Uno stress incredibile.
 
In pochissimi sapevano che avrei partecipato alla competizione perché io mi "vergogno" sempre.
 
In ultimo ho pensato al tempo,  a questo orologio e al tempo che passa così in fretta... quindi l'idea dell'ultimo tocco: un uccellino nell'atto di spiccare il volo... perché il tempo vola via...
 

 

 
 
Sono partita con mia figlia Serena, le avevo promesso che se fosse andata bene a scuola l'avrei portata con me... e così è stato.
 
Ho preso tutte le precauzioni nell'imballare la torta.
 
La mattina di venerdì 14 Marzo la posizionavo nella sala delle competizioni.
 
 
Non avevo aspettative... ho solo pensato che non avrei voluto fatto fare "brutta figura" ad Eddie.
 
Proprio lui è stato il primo che ho incontrato... Rivederlo è sempre il rinnovarsi di un amore... un sentimento che va al di là dell'ammirazione per il Maestro: lui è soprattutto un GRANDE UOMO. Con un cuore e una generosità straordinari.
 
Anche Serena se ne è innamorata subito. Vedere lui e Tracy tenersi sempre per mano e sentirli rivolgere l'uno all'altro con "my love" è qualcosa che mi colpisce sempre... e ha colpito anche il giovane cuore di Serena.
 
Il venerdì le torte in competizione venivano valutate. Il sabato mattina ci sarebbero stati i risultati.
 
Mentre ero in coda fuori dall'edificio improvvisamente mi è suonato il cellulare: era una gentile signorina di Squires Kitchen che mi comunicava che avevo vinto l'oro e il primo premio nella mia categoria!!!
 
Non so descrivere quello che ho provato... anche perché ancora adesso mi sembra impossibile sia capitato proprio a me...
 
Sono entrata con le lacrime che continuavano a scendermi dagli occhi.  Con Serena siamo andate a vedere nella sala... e proprio davanti a me c'era la mia torta con i due cartellini che segnalavano i premi...
 
Dopo aver salutato Eddie e Tracy tra lacrime, complimenti, baci e sorrisi ci siamo recate a Londra: Serena voleva assolutamente rivederla...
 
Il giorno successivo, domenica, sì è svolta la premiazione.
 
 
 
Appena prima avevo chiesto il feedback ai giudici. L'ho chiesto a Ceri DD Griffiths e a Linda Garnham che hanno giudicato la mia torta.
Poi l'ho chiesto anche a Eddie...
 
 
 
 

 
E' stata un'esperienza incredibile...
 
Prima di lasciare qualche immagine della torta è doveroso che io ricordi le persone senza le quali questo risultato non sarebbe stato possibile:
 
Il mio grande Eddie Spence MBE, il mio maestro, mio mentore, l'uomo che ammiro di più in questo campo. L'uomo che è mia fonte di ispirazione continua: da un punto di vista artistico ma anche e soprattutto umano.
 
La mia famiglia, le persone che amo di più al mondo: so che sono stata insopportabile...
 
Maureen: che mi ha seguita durante tutto il percorso con i suoi consigli di esperta e tutta la sua pazienza. Thank you.
 
Daniela... grazie.
 
Annie e Tony che mi sono stati accanto seppur lontani.
 
Gabriella: mia anima, sorella, madre, amica e... tanto altro. La persona che più ha creduto in me... nonostante me stessa.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

In ultimo vorrei ringraziare:
 
Roberta di Squires Kitchen: è stata un punto di riferimento in terra inglese e ci ha fatte sentire accolte e "vicine a casa". Grazie.
 
Robert e Beverly,  i padroni di casa  Squires Kitchen ma soprattutto due persone deliziose con cui abbiamo trascorso momenti indimenticabili.
 
Grazie. Thank you.
 

 

 

sabato 30 novembre 2013

La Speranza...


La speranza è un essere piumato che si posa sull'anima,
canta melodie senza parole e non finisce mai.
La brezza ne diffonde l’armonia,
e solo una tempesta violentissima
potrebbe sconcertare l’uccellino
che ha consolato tanti.
L’ho ascoltato nella terra più fredda
e sui più strani mari.
Eppure neanche nella necessità
ha chiesto mai una briciola – a me.


(Emily Dickinson)


Gabri, proprio qualche giorno fa qualcuno ti chiedeva il link al tuo blog (http://cometramedincanto.blogspot.it/). Cliccandoci sopra mi è apparso il post che aveva per titolo "La speranza". "La speranza è un essere piumato..." E' la poesia di Emily Dickinson che ho copiato anch'io qui sopra e che tu citavi in quel tuo ultimo post.

Ecco... io ti ho fatto la casetta... così durante l'inverno, la speranza, quell'essere piumato, avrà un posticino dove ripararsi... <3 p="">






domenica 24 novembre 2013

Sulle ali del tempo...

Torta per i 50 anni di Maurizio.





C'era una volta...
Sì, perché dietro ogni mio lavoro si cela una storia, una storia che io devo raccontare. Solo dopo riesco ad andare avanti, a dedicarmi ad altri progetti...
Quindi...

C'era...  tutt'ora c'è e spero ci sarà sempre, Roberta. 
La mia amicizia con lei è nata al tempo della scuola materna: la conobbi che Serena aveva 4 anni: lei, Roberta, era la sua insegnante. E' stata anche l'insegnante di Matteo... purtroppo non di Lorenzo.
Come sempre, quando incontro persone speciali, quando temo di perderle, quando ho paura che escano dalla mia vita, cerco di instaurare nuovi rapporti.
Con Roberta è nato tutto così. L'ho amata, apprezzata e ammirata come insegnante dei miei figli e avrei tanto voluto conoscerla di più. Ma spesse volte il fatto che fosse anche l'insegnante dei miei figli poteva creare situazioni "delicate". Con lei, ho voluto attendere che il nostro rapporto genitore-insegnate si esaurisse per proporle una vacanza tutti insieme al mare.
Roberta ha trascorso con noi qualche giorno, col tempo ha visto nascere Lorenzo e lo ha visto crescere... così come sta vedendo crescere Matteo e Serena.
Per lei feci anche un'altra torta, quella per il suo compleanno. Lei è una delle poche che ha ricevuto le mie torte, quelle vere, in regalo. L'unica che ne ha avute due.

Roberta rappresenta un punto fermo nella mia vita: ci sono persone che ti entrano dentro. Con lei capita che quasi non ci sentiamo per mesi: i miei impegni e i suoi non ci permettono di vederci spesso. Eppure, quando ci incontriamo, ci sembra di aver interrotto un discorso appena cominciato, quasi che ci si sia stata solo una piccola pausa, lo spazio necessario per un caffè... Invece, magari, di tempo ne è trascorso davvero tanto...  

Roberta si è sempre offerta di aiutarmi con i bambini, così un giorno, in occasione di uno dei miei viaggi per seguire i corsi di Eddie, le chiesi se se la sentiva di stare al mare con i miei bimbi da sola.
Lei accettò... mi disse che si divertì un mondo. E così, quando devo viaggiare e stare via qualche giorno durante la settimana, lo chiedo a lei. Ho sempre un po' di timore di approfittarmi troppo della sua disponibilità ma capisco invece che per lei è un piacere vero quando, al mio ritorno, mi ringrazia per averle fatto vivere questa esperienza con i miei figli. E questa è una cosa immensa.

Roberta è stata con i miei bambini anche in occasione del mio viaggio a Birmingham.

Un giorno mi dice che vorrebbe parlarmi: mi racconta che vorrebbe una torta speciale... e vorrebbe che la facessi io. Maurizio è il marito di Roberta e compirà 50 anni.
Mi chiede se posso fargli io la torta: vuole rendere diverso e importante il compleanno di Maurizio. La torta sarà il suo regalo e una sorpresa.
Accetto subito, ovviamente.
Roberta mi dice che Maurizio ama gli orologi, quindi vorrebbe che il tema della torta avesse a che fare con il tempo.



La mia mente, a quel punto, si è messa in moto. Ho cominciato a pensare, a progettare. Ho trovato immagini che mi ispirassero e finalmente, carta e matita alla mano, ho cominciato a disegnare.
Volevo una torta importante. Importante come lo sono Roberta e Maurizio. Perché se Roberta può stare con la mia famiglia è anche merito di Maurizio a cui tutti in famiglia vogliamo bene.
Ma volevo anche altro. 
Volevo dimostrare a Roberta, a Maurizio, che il tempo che mi dedicano dà i suoi frutti. Volevo dimostrare con il mio lavoro che imparo e cerco di migliorarmi sempre.

Ho attinto alle mie esperienze per progettare la torta. Ho voluto una torta a doppio collar e doppi pannelli laterali. La torta all'interno rotonda con un quadrante di un orologio come topper.

I colori li ho decisi subito: bianco, oro e blu. Quindi ho cominciato a progettare. Non è stato semplicissimo, mi ha richiesto diverso tempo... ma mi piace disegnare e risolvere i problemi che mi si pongono man mano.
Il tempo...
Era per me tempo che mi dedicassi ancora a una torta. E mentre la progettavo ho risentito fluire ancora quell'energia, quella passione che era rimasta sopita dentro di me ma che ora... dopo tutto questo tempo, ho sentito ancora avvolgermi, in un caldo abbraccio.
A quel punto il tempo non esisteva più. Non ho contato le ore, i giorni. Progettavo e realizzavo.
Prima i pannelli laterali bianchi e blu, poi quelli con le filigrane, Poi il collar superiore bianco e blu e quindi quello sopra che sarebbe stato bianco e oro. 
Ed infine il quadrante dell'orologio. Tutto, rigorosamente in ghiaccia reale.



Ho cucinato la torta al cioccolato,  (la torta Manuela di Marisa C che avevo già usato come base per la torta della Cresima di Lorenzo) e l'ho tagliata in tre strati che ho farcito con ganache al cioccolato aromatizzata al rum -come mi ha suggerito la mia "g"- : una goduria.
Poi l'ho rivestita di marzapane e pasta di zucchero. 
Quindi ho posizionato il quadrante, costruito intorno la cassa esagonale dell'orologio, ovvero la struttura che avevo realizzato completamente in ghiaccia, e i due collars.

Mi sono resa conto che per disegnare questi progetti bisognerebbe avere un programma al computer. La precisione è fondamentale, infatti qualche inesattezza, seppur avessi prestato particolare attenzione, c'è stata. 
Per fortuna ai corsi con Eddie abbiamo anche imparato a risolvere i problemi che potrebbero porsi e... beh... diciamo che quelle imprecisioni le ho viste solo io... :)



Ho volato sulle ali del tempo... con l'orologio che scandiva le ore... Ho dipinto i particolari con l'oro in polvere diluito in alcool alimentare. Ho guardato crescere il mio progetto.
Ho amato creare il quadrante rotondo dell'orologio, passargli il colorante in polvere marrone per conferirgli quell'effetto "anticato", creare i numeri romani e le lancette.Ho osato con il nero e l'ho fatto realizzandole direttamente sul quadrante. 

Durante tutto il tempo ho pensato a quanto mi stessi divertendo, cosa che non mi accadeva da moltissimo. Ho imparato ancora tantissime cose... 
Questa è una torta che mi ha fatto crescere... in tutti i sensi.

Ho lasciato alle mie spalle un periodo buio, ho salutato il mio papà che spero sia felice in cielo... e mi ci è voluto un po' di tempo per farlo. Ho avuto il tempo per il lutto.
Ora è tempo di rinascere... e quest'orologio creato per Maurizio e Roberta è stato anche un po' il mio orologio.
Le lancette segnano la mezzanotte passata solo di qualche minuto: si può festeggiare, si possono inviare gli auguri (perché farli prima non va bene...)...
Maurizio, Auguri!!!



Ed è un giorno nuovo anche per me. Un giorno brillante come l'oro di questo orologio.
Colorato di un azzurro intensissimo... quasi blu.
E decorato, ricco di nuove esperienze... di persone nuove... 
E poi... chissà...

Roberta ha ritirato la torta, si è commossa. Maurizio, ho saputo poi, è rimasto incantato. Nessuno voleva tagliare la torta... Ma le torte sono e rimangono torte. E vanno consumate... anzi! Oggi telefonerò per sapere se era anche buona :)

C'è un tempo per ogni cosa...  ora questo tempo è anche un po' mio...

A presto,



mercoledì 13 novembre 2013

... Dove eravamo rimasti... ?

                         Il mio NEC - Birmingham, 8-9-10 novembre 2013 






Volo nel blu. In quello spazio di cielo tra nubi e immensità. Sopra di me l'azzurro, ma un azzurro così intenso che diventa quasi indaco.
Seduta sull'aereo, dal finestrino mi affaccio sul mondo. 
E' proprio in momenti come questo che mi sento parte dell'Uno. 
E' una sensazione difficile da spiegare a parole: avverto la grandiosità dell'Universo e sento di farne parte. 
Mentre volo da Milano a Birmingham, con scalo a Francoforte, chiudo gli occhi e ripenso a com'è nato questo viaggio.
Ripenso alla mia vita di questi ultimi mesi. Al dolore passato ma ancora presente. Alla mia famiglia, alla persone a me vicine. 
Questo viaggio era nato perché avrei voluto partecipare alla competizione, avrei dovuto avere una torta da presentare. E' da tanti anni che ho questo desiderio ma sebbene io stessa mi definisca "il peggior giudice di me stessa", mi piacerebbe capire dai giudici, quelli veri, se il mio lavoro è buono davvero e come posso ancora migliorare.
Con la mente torno a casa, sfoglio la cartella dove ho riposto tutto il progetto. Era tutto pronto, eppure, al momento di mettermi al lavoro, sentivo che mi mancava qualcosa... Non riuscivo a lavorare.
In ogni cosa che faccio devo mettere il cuore, la devo "sentire".
Non è, per me, una semplice "esecuzione", un puro esercizio di abilità: c'è un'emozione, un'energia che fluisce e che si trasfonde. Forse proprio per questo, alla fine di un lavoro, mi sento come... svuotata. 

La decisione di lasciar perdere non è stata facile ma è stata presa in assoluta serenità.
C'è un tempo per ogni cosa. Questo non era il mio tempo.
Birmingham, quest'anno, mi vedrà in veste di visitatore e mi sarà comunque utile. In un certo qual modo la competizione la vivrò ugualmente perché questo viaggio è nato insieme a Catia. Catia porterà una sua creazione e con lei condividerò questi momenti.

L'appuntamento con lei è in hotel. Viaggiamo separate. Sono in apprensione perché, insicura come sono, ho sempre paura e temo di perdermi negli aeroporti sconosciuti. Invece tutto fila perfettamente liscio. Arrivo in albergo che dista pochissimo dall'aeroporto e quindi anche dall'area della fiera.

Catia arriva verso sera, è "demolita" dalla stanchezza, come ripete sempre, ma sempre bella e sorridente.
Ceniamo al ristorante indiano dell'albergo e ci ritiriamo prestissimo.

Sorrido al rosso e rosa dell'alba: sarà una bella giornata. Catia ha già tutto pronto e il taxi ci porta velocemente verso la fiera.
Sui tavoli, i partecipanti alle competizioni sono impegnati a preparare o montare i loro lavori. 
Anche Catia, con un po' di apprensione inserisce il fiore e il bocciolo che deve scendere dal suo quadro. Poi ci avviamo a posizionarlo sul tavolo della competizione.
Catia ha passato un periodo frenetico: ha avuto solo qualche giorno per realizzare e terminare il suo lavoro e oltretutto l'umidità ha staccato alcune parti del suo quadro e in alcuni punti ha dovuto ripararlo. 
Ne parliamo e siamo entrambe dispiaciute ma Catia mi dice serenamente che "così è la vita". Bisogna accettarla come viene, senza disperarsi per queste "piccole" cose. 
La guardo e la fotografo mentre posiziona i pezzi. Mi piace molto fotografarle le mani mentre lavora.



Alla fine mi allontano dal tavolo e guardo la sua creazione. 
Quel colore rosso che tanto mi piace contrasta benissimo con il bianco del disegno intagliato nella wafer paper: un vaso di fiori. Un fiore e un bocciolo si protendono verso l'esterno dal centro del quadro, 
Ma del vaso è rimasta la sola figura intagliata: è andato in pezzi. Anche i fiori contenuti in esso sono caduti alla base della cornice: giacciono bianchi e inerti, accanto ai cocci che escono dalla cornice e si spargono anche sul tavolo. Della composizione rimane solo la sagoma, come se il tempo avesse stampato l'immagine sul quadro e ce la restituisse. I fiori che ancora si sporgono sono il filo conduttore tra presente e passato.



E' solo la mia opinione ma questa composizione è intrisa di poesia appena velata di tristezza... 
I contrasti sono forti: i colori in primis ma anche tra la wafer paper -sottilissima -usata per intagliare il disegno e lo spessore dei fiori volutamente più marcato.

Mentre Catia sistema gli ultimi dettagli vedo Mary (Mary Torte) che con la sua torta partecipa alla competizione nella categoria internazionale e conosco i tre ragazzi de "La Belle Aurore" che competono anche loro nella stessa categoria di Mary. La loro torta che rappresenta la "Venere che esce dalle acque"di Botticelli ha una tecnica assolutamente innovativa e particolare.

Quando Catia finisce ci dividiamo. Ognuna di noi due ha cose da fare. Io visito con calma gli stands (dove ovviamente compero qualcosa) e poi tutta la fiera.
L'area delle competizioni viene chiusa al pubblico con dei nastri in modo da permettere ai giudici di procedere nel loro lavoro.
Mentre cerco di decidere cosa fare vedo una signora bionda in giacca bianca: è un giudice. Subito l'occhio mi cade sul nome stampato in blu: Lesley Herbert. 
Non posso fare a meno di avvicinarla e parlarle. Le dico farfugliando che l'ammiro moltissimo e che sebbene non lo sappia mi ha insegnato moltissime cose, apprese attraverso i suoi magnifici libri. 

Incontro Eddie che è sulla sedia a rotelle. Tracy lo spinge amorevolmente. Recentemente si è fratturato un piede e la sedia a rotelle è solo una "tentativo" per non farlo stancare e permettergli una più veloce guarigione. Mi saluta con il trasporto e il calore di sempre... Mentre lo stringo forte a me, avverto lo stesso sentimento di ammirazione per i grande artista che è ma anche di amore che provo per questo piccolo uomo così grande anche nell'anima.

Girovagando vedo creazioni spettacolari. Mi colpiscono soprattutto i fiori: io sono totalmente incapace a realizzarne e guardo con incredulità queste composizioni: sembrano fiori reali. Qualcuno ha realizzato anche i fiori dell'aglio: sferiche composizioni di fiorellini minuscoli.



Vado a curiosare nella categoria delle Wedding Cakes: le torte in competizione sono oltre 200. Tra di esse spicca quella di Kristina, che ho salutato velocemente mentre con grande apprensione si apprestava a sistemarla: sul suo risultato io non ho dubbi...

Osservo con interesse la categoria nella quale avrei voluto partecipare e cerco di indovinare, secondo il mio metro di giudizio, quale di queste torte potrebbe guadagnare l'oro.

Incontro molte persone che fino a quel momento sono solo fotografie: Annelies van Tessel, che mi riconosce subito anche lei. Riconosco i grandi nomi di questo mondo. Christine Flinn mi tocca la spalla proprio mentre sto fotografando la sua ultima torta e saluto Janet Berry, spumeggiante come sempre. 
Conosco Kathleen Lange,  famosa Royal Icer americana, un vero piacere incontrarla di persona.

La sera ceno in albergo da sola. Catia è dovuta andare via. Mi siedo al tavolo e penso alle sensazioni di questa giornata: mi sento serena. 

L'indomani mi sveglio ancora all'alba: prenderò un altro treno e andrò a trovare: Maureen, la mia dolcissima amica inglese. Lei è la persona che in tutti questi anni mi ha sempre incoraggiata, supportata e sopportata: una persona dalla pazienza infinita :)
Maureen è una deliziosa piccola grande donna. Per certi aspetti trovo che sia molto simile ad Eddie. Piccola ma con un cuore grande. Mi accoglie nella sua casa. Mi parla, mentre mi mostra qualche suo lavoro. Conosco suo marito e i suoi figli. Parliamo di noi, ma anche di ghiaccia reale. Maureen è quella che io definisco una "undiscovered master": una maestra -purtroppo- sconosciuta. Ha partecipato a innumerevoli competizioni e ha vinto diverse volte il Best in Show. La guardo cucinare e sorridere. Non sta ferma un attimo.
Ho voluto fortemente conoscerla questa volta e sarei andata a trovarla anche se avessi partecipato alla competizione.
Nella vita ho imparato a cogliere le occasioni al volo, appena ne ho la possibilità e questa era una di quelle. Incontrarla è stato un regalo grande, come lo è la consapevolezza di averla comunque vicina, nella mia vita, anche se distante fisicamente da me.
Non ho foto con Maureen: abbiamo parlato tanto che mi sono scordata di scattarne, quindi le immagini di noi due insieme sono racchiuse nei miei ricordi soltanto, per ora. Al termine della giornata lei mi riporta in stazione. 
La saluto abbracciandola. I fuochi d'artificio esplodono e illuminano il cielo: questa notte si festeggia la Bonfire Night. Mi stringo nel cappotto mentre aspetto sul binario: la temperatura esterna si è abbassata notevolmente ma nel mio cuore sento solo luce e calore...
Arrivo tardi la sera in albergo. Durante il viaggio invio un messaggio a Catia e le chiedo notizie della competizione: mi risponde che è stata premiata con un "Certificate of Merit"! Quando arrivo in albergo lei sta già dormendo ma si è ricordata ugualmente di me: trovo un panino e una bottiglietta d'acqua ad aspettarmi in camera... <3 p="">

Il giorno successivo è il grande giorno: l'ultimo.
Vengono pubblicate le graduatorie e ci sarà la premiazione.
La sorpresa è che tutte, TUTTE le italiane partecipanti alla competizione sono state premiate! Mary ha vinto l'oro e il secondo posto, La belle Aurore l'argento, Karla Chumpitaz, che ho conosciuto proprio qui, guadagna l'oro e il primo posto nella sua categoria, Kristina, nella categoria Wedding, vince l'oro anche lei, Marina Petrini due bronzi nella categoria fiori...!
Le guardo felici. Mi congratulo con tutte, cerco di sottrarmi, quando mi propongono foto insieme perché e giusto che i riflettori siano puntati solo sulle vincitrici.

La giornata scorre tra sorrisi e stanchezza. 
La sera torniamo in albergo. Purtroppo non ho avuto la possibilità di salutare Eddie.Ho inviato un messaggio a Tracy che mi risponde dicendomi che è dovuta scappare perché Eddie era molto stanco.

La valigia è pronta. Il ristorante dell'albergo chiuso.
Con Catia ci guardiamo: nessuna delle due ha voglia di uscire fuori a cena. 
Chiediamo al signore dell'hotel se può prepararci qualche toast, in modo da cenare in qualche modo e gentilmente ce ne porta alcuni su un piatto insieme a burro e marmellata.
Chiacchieriamo e facciamo il bilancio di questa esperienza. Catia è stanca ma felice. Io anche: per me e per lei.

Vivere insieme questi giorni ha rinfrancato la nostra amicizia. Le nostre giornate sono state sempre piene di sorrisi. Ci stringiamo forte prima che io torni nella mia camera: l'indomani partirò senza vederla. Ci ripromettiamo di incontrarci presto e di sentirci. Lei è una di quelle persone che ti fanno sperare  davvero che sia anche possibile essere amiche in questo brutto ambiente. Catia è limpida, è acqua fresca.
E quando sorride è luce pura.

Birmingham si risveglia tutta grigia il giorno della partenza. Una pioggerellina fine e fastidiosa mi bagna tutta nel breve tratto che mi separa dal taxi all'aeroporto.
All'interno trovo quasi tutte le italiane che stanno tornando a casa anche loro, soddisfatte e felici.

In aeroporto ritrovo anche Kristina e Kathleen. Ho solo il tempo di scambiare qualche parola con loro che subito mi avvio verso l'aereo che mi riporterà a casa.

E in breve mi ritrovo ancora lassù, circondata d'azzurro. Questa volta non sono seduta accanto al finestrino e me ne dispiaccio. Sono come una bimba, voglio guardare fuori.
Ripenso a queste giornate. Ogni singolo giorno ho ringraziato. Ho ringraziato per il sole che risplendeva al mattino, per i colori che vedevo. Per avere avuto la fortuna di poter vivere questa esperienza. Ho ringraziato perché ci sono stati momenti in cui mi sono sentita felice, senza un motivo apparente. 
Mi sono sentita ancora una volta un tutt'uno con l'universo intero. 
Improvvisamente l'aereo vira, l'ala si inclina verso l'alto. La signora accanto a me guarda fuori dal finestrino lo spettacolo del mondo, laggiù. E improvvisamente un raggio di sole si intrufola in cabina tra il suo corpo e il finestrino: mentre chiudo gli occhi mi colpisce sul viso, e sento come una calda carezza sulla guancia...

Sento di aver ripreso una parte della mia vita, quella vita che in un certo modo avevo abbandonato qualche mese fa. La vita scorre. Bisogna viverla. Viverla al presente. 
Riprendo quel bandolo, come se qualcuno volando in cielo lo avesse lasciato lì per me, in attesa che me lo riprendessi. Atterrando a Francoforte le nubi grigie del cielo vengono trafitte dai raggi del sole e creano un meraviglioso effetto di luce.
Ci sono pietre chiamate pietre angolari: sono quelle pietre che sorreggono tutte le costruzioni e nella vita  le chiavi di volta dell'esistenza intera. Nella mia c'è la mia famiglia, mio marito e i miei bambini con i loro sorrisi. 
Ma io sono anche molto fortunata: ho la mia "g". La certezza di avere questo affetto mi ha sempre accompagnata, anche in questo viaggio. Non era presente ma è stato come se lo fosse. 
Perché anche in lontananza, quando ci si vuol bene, si è sempre vicini.
Sempre.




sabato 18 maggio 2013

La torta per la Cresima di Lorenzo :)



Il tempo scorre. A volte lento, altre volte più veloce.
Ed è tempo di pensare che la vita continua, è tempo di rinchiudere il dolore in quello spazio preciso dentro il nostro cuore e ricominciare a sorridere.
I miei bambini sono un grande aiuto, rendono il mio cuore più leggero. Sono l'anima, la gioia, la vita della mia casa e guardando loro ritrovo la voglia di sorridere e di ridere.

E' arrivato anche il tempo, quindi, di pensare all'ultimo dei miei figli, Lorenzo, il piccolo di casa, che domenica riceverà i Sacramenti della Comunione e Cresima in un'unica cerimonia.
Ovviamente la torta è appannaggio mio... :)

Il primo punto da affrontare è stata la base: Lorenzo voleva una torta al cioccolato, ma quale base scegliere? Alla Cresima di Matteo avevo optato per una mud cake, buonissima ma un po' pesante soprattutto dopo un pranzo di cerimonia. Questa volta volevo una base umida, che non richiedesse la bagna, ma un po' più leggera.
Ho chiesto consigli a diverse persone ma ho voluto provare la torta Manuela, consigliatami dalla mia "g" che si lamenta sempre che non le do mai ascolto :)
Per capire se sarebbe piaciuta ho fatto una prova, o meglio, ne ho fatta preparare una da mia figlia Serena che, da qualche tempo, si diverte a pasticciare in cucina... con ottimi risultati devo dire!
La torta che ne è risultata è umida, abbastanza densa ma non stucchevole. E, cosa non da poco, semplicissima e veloce da preparare.
Alla prova assaggio Lorenzo ha molto apprezzato (e non solo lui...) quindi la scelta è stata quasi obbligata.
Gabriella, come sempre, aveva ragione.
Grazie mrn! Come farei senza di te...

Parlando di decorazione ho avuto qualche problema a stabilire il progetto. 
Avevo abbastanza chiaro in mente cosa avrei voluto rappresentare, molto meno i soggetti da scegliere.
E poi avevo da decidere tutta la decorazione della torta.

Un aiuto inaspettato mi è venuto da una mia cara amica, Daniela, architetto, che già in passato mi aveva aiutata a disegnare con Autocad un collar. Diverso tempo fa le avevo inviato la fotografia di un collar ovale di Eddie (Spence) e le avevo chiesto se poteva disegnarlo per me.
Proprio qualche giorno prima di iniziare la preparazione della torta, ecco che Daniela mi invia il disegno del collar... E mi ha risolto la situazione.

Il collar era un ovale con le lunette e filigrane. Una meraviglia. Me ne ero innamorata appena visto e avevo chiesto a Eddie se poteva regalarmi il disegno. Purtroppo, nelle mille cose da fare quando si è con lui, se ne scordano parecchie... e quel disegno del collar è rimasto nel cassetto di Eddie..

Avere Daniela, per me, è una grande risorsa. Quando sono in difficoltà le chiedo aiuto e lei, nonostante i mille impegni, trova il modo di aiutarmi. 
Daniela, grazie... grazie mille volte.

La realizzazione dei due collars è stata impegnativa, prima di tutto per le dimensioni: quello più grande, ovale, da punta a punta, misurava 35 centimetri. Enorme.
Insieme al collar con le lunette ne ho preparato un altro, il secondo ovale semplice, che avrei posizionato sopra il primo e l'ho decorato con i motivi floreali che avrei riportato su tutta la torta.

Ho realizzato la placca a run out per il top della torta. e realizzato i tre puttini in festa che sorreggono le ghirande di fiori adattando un disegno che sempre Eddie mi aveva donato molto tempo fa.

Preparate le basi, farcite di ganache al cioccolato (non tutto fondente perché a Lorenzo non piace) ho ricoperto la torta di marzapane, quindi di pasta di zucchero.
Ho realizzato la decorazione laterale, sul top della torta e sul vassoio. Il tutto mi ha impiegato un paio d'ore.

Ho posizionato l'ovale centrale e i due collars. Ho temuto che quello più grande si spezzasse, date le sue dimensioni ma tutto, sorprendentemente, è andato bene.
In ogni caso avevo pronto un altro collar (ne avevo realizzati due... non si sa mai...).

Una volta realizzata la decorazione sul bordo del vassoio la torta era finita.

Lorenzo, vista la torta finita ha esclamato:"Mamma! Ma ti rendi conto che ti sei superata???!!" e mi ha aperto il cuore...
 
Come sempre lascio a voi giudicare il risultato. Personalmente non sono soddisfatta, ho incontrato diversi problemi legati proprio alla forma ovale della torta, ma sono consapevole che è di grande impatto visivo: il disegno del collar è magnifico.







Questa torta è la dimostrazione che proprio questo tipo di decorazioni si possono adattare anche alle nostre torte, italianissime: avere la possibilità di prepararle prima è un grande aiuto.

...della serie: non faccio solo torte di polistirolo... :)))

A presto,

martedì 9 aprile 2013

8 aprile 2013




Fa freddo oggi.
Sul vetro della macchina si posano gocce di pioggia gelata.
Guido piano. Questa pioggia che sembra quasi neve si unisce alle mie lacrime.

Sto tornando da te. A salutarti per l'ultima volta.
Una telefonata ha spezzato la mia giornata in due. Era un giorno quasi normale, scandito dalla routine che mi avrebbe portata da te, come ogni giorno ormai da qualche settimana.
Ora è un giorno diverso.
Le luci di questa camera sono tutte accese quasi ad illuminare una vita, la tua, che non c'è più.

E mi ritrovo a cercare in me tracce di te...

Ciao papà...